
Privacy news: fake news e disinformazione nelle AI, un rischio da valutare prima di usarle
Se usi un chatbot AI per cercare informazioni, scrivere contenuti o supportare decisioni aziendali, non puoi dare per scontato che la risposta sia corretta. Un’analisi di NewsGuard su sette chatbot cinesi evidenzia un problema concreto: questi sistemi hanno maggiore difficoltà nel riconoscere e confutare affermazioni false favorevoli alla Cina, soprattutto su temi politicamente sensibili.
Nel test sono state inviate 210 richieste su dieci notizie palesemente false. I chatbot cinesi non hanno smentito la disinformazione nel 53% dei casi, contro il 24% dei principali modelli occidentali. Il dato comprende sia le risposte che ripetono informazioni errate sia i casi in cui il chatbot rifiuta di rispondere, lasciandoti senza elementi utili per valutare la notizia.
Il rifiuto di rispondere è stato molto più frequente: 24% dei casi per i modelli cinesi, contro lo 0,5% di quelli occidentali. Molti fallimenti riguardavano Taiwan, un argomento sottoposto a restrizioni politiche. Ma il problema non è solo il silenzio: quando venivano sollecitati a creare nuove falsità, i chatbot cinesi producevano contenuti ingannevoli nel 51% dei casi.
Per la tua impresa il punto è semplice: un’AI economica, aperta o installabile sui tuoi sistemi può essere utile, ma va verificata prima dell’adozione. Devi controllare accuratezza, fonti, gestione dei temi sensibili e capacità di resistere a richieste manipolative. Non usare mai l’output dell’AI come unica fonte per comunicazioni, analisi di mercato, contenuti pubblici o decisioni che possono danneggiare clienti e reputazione.
L’AI non sostituisce il tuo giudizio. Se non verifichi ciò che genera, rischi di trasformare una risposta apparentemente credibile in una fake news diffusa dalla tua azienda.
Verifica subito che la tua azienda rispetti la normativa GDPR per evitare le pesanti sanzioni previste,