Privacy news: Telecamere private e sicurezza urbana. Perugia obbliga, Milano invita. Ma fino a dove può spingersi il Comune?

Se hai una telecamera nel tuo negozio, ufficio o condominio, la sicurezza è una priorità legittima. Ma attenzione: proteggere il tuo spazio non significa poter sorvegliare la strada o il quartiere.

Due Comuni mostrano approcci molto diversi. A Perugia, se il tuo impianto non riprende solo gli spazi interni o le pertinenze esclusive, devi comunicarne entro 60 giorni ubicazione, contatti del titolare e del responsabile del trattamento. I dati possono essere consultati dalle Forze di pubblica sicurezza.

A Milano, invece, l’Anagrafe Telecamere è volontaria. Puoi indicare dove si trova la telecamera, quando è attiva e chi contattare in caso di indagine. La piattaforma non conserva i filmati: serve a far sapere alle autorità che una possibile fonte di prova esiste.

La differenza non è solo pratica. Un Comune può davvero obbligarti a fornire questi dati? Il GDPR non basta: regola come trattare i dati, ma non attribuisce al Comune nuovi poteri. Per creare un obbligo generalizzato serve una base normativa adeguata, non soltanto un regolamento locale.

C’è poi il punto decisivo: l’iscrizione in un elenco comunale non rende lecita una telecamera puntata sulla via pubblica. Puoi riprendere, solo se necessario e proporzionato, una minima area immediatamente vicina alla tua proprietà, ad esempio dopo furti o vandalismi documentati. Devi limitare l’angolo visuale, usare mascheramenti o pixelatura e informare correttamente le persone riprese.

In sintesi: puoi collaborare con la sicurezza urbana, ma devi prima verificare che il tuo impianto sia conforme. La tua telecamera può proteggere il tuo bene; non può trasformarti in chi sorveglia la città.

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