Privacy news: dopo un furto installi telecamere, ma se salti regole e cartelli rischi grosso

Hai subìto un furto e ti viene naturale pensare: “Metto subito le telecamere”. È comprensibile. Ma una recente decisione del Garante Privacy (provvedimento n. 210 del 26 marzo 2026) ti ricorda che la videosorveglianza non è un “far west” tecnologico: se la attivi senza rispettare privacy e regole sul controllo dei lavoratori, può diventare un boomerang.

Il caso riguarda un ristorante di Roma: secondo gli accertamenti, l’impianto era attivo e funzionante senza informativa visibile per clienti e passanti e, dato che c’erano dipendenti, senza accordo sindacale o autorizzazione preventiva dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro. Risultato: intervento dell’Autorità e provvedimenti restrittivi.

Un punto chiave che ti riguarda da vicino: anche vedere le immagini da smartphone, pure senza registrare, è “trattamento di dati personali”. Quindi non basta dire “le uso solo per sicurezza” o “solo per controllare dal vivo”. Se le telecamere possono anche indirettamente controllare i lavoratori, scattano gli obblighi dell’art. 4 dello Statuto dei lavoratori. Il Garante parla di passaggio con sindacati o Ispettorato come condizione indispensabile per la liceità e richiama persino possibili profili penali (art. 171 Codice Privacy).

Inoltre, la trasparenza non è un dettaglio: devi mettere cartelli chiari e leggibili prima che una persona entri nel cono di ripresa. Non cartelli minuscoli o nascosti.

Nel caso specifico, oltre alla sanzione, è stato imposto di installare cartellonistica entro 30 giorni e di non usare le telecamere durante l’apertura finché non arriva l’eventuale autorizzazione dell’Ispettorato. Morale: se vuoi proteggerti dai furti, fallo bene, o rischi di pagare due volte.

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