
Privacy news: screenshot WhatsApp validi come prova, ma gestiscili con attenzione
Se usi WhatsApp per parlare con clienti, fornitori, collaboratori o dipendenti, considera una cosa importante: un messaggio che oggi ti sembra informale può domani diventare una prova in tribunale.
La Corte d’Appello di Firenze, con sentenza n. 2372 del 25 giugno 2026, ha riconosciuto valore probatorio agli screenshot di una conversazione WhatsApp in una controversia commerciale. Il punto decisivo è stato che la parte avversaria non aveva contestato in modo preciso l’autenticità della chat, la sua provenienza o la corrispondenza tra gli screenshot e la conversazione originale.
In pratica, non basta dire: “Uno screenshot non prova nulla”. Se vuoi contestarlo, devi indicare concretamente perché ritieni che sia incompleto, alterato, non autentico o non riferibile ai soggetti coinvolti. L’articolo 2712 del Codice civile riconosce infatti efficacia alle riproduzioni informatiche quando la loro conformità non viene disconosciuta in modo specifico.
Questo non significa che ogni schermata WhatsApp sia automaticamente incontestabile. Contano il contesto, l’affidabilità del contenuto, la provenienza e gli elementi che permettono di collegare la chat alle persone e ai fatti discussi.
Per la tua impresa il messaggio è chiaro: evita di gestire accordi, autorizzazioni, ordini, consegne, assenze o istruzioni operative importanti solo con messaggi sparsi. Definisci canali aziendali, conserva le comunicazioni rilevanti e chiarisci chi può usare WhatsApp per lavoro.
Ricorda anche il profilo privacy: uno screenshot può contenere nomi, numeri di telefono, foto e dati di clienti o dipendenti. Se lo raccogli, conservi o produci in giudizio, devi trattare questi dati nel rispetto del GDPR, limitandoli a quanto necessario e proteggendoli da accessi non autorizzati.
Verifica subito che la tua azienda rispetti la normativa GDPR per evitare le pesanti sanzioni previste,