Privacy news: la webcam del robot aspirapolvere usata per provare un tradimento porta a una condanna

Un robot aspirapolvere può sembrare un semplice elettrodomestico, ma se ha videocamera, microfono e controllo da remoto può trasformarsi in uno strumento di sorveglianza molto invasivo. È quanto emerge da una vicenda avvenuta a Taiwan.

Un uomo, sospettando un tradimento della moglie, ha attivato da remoto tramite app la videocamera del robot presente nella seconda casa della coppia. Ha così ripreso la donna con un altro uomo e ha registrato anche immagini intime, comprese scene in cui si cambiava o era svestita.

Quelle immagini gli hanno permesso di ottenere un risarcimento in sede civile per la violazione dei diritti coniugali. Ma la vittoria civile non ha reso legittimo il modo in cui aveva raccolto le prove. La moglie ha infatti denunciato il marito per aver registrato immagini private senza consenso.

Il tribunale penale ha stabilito che l’attivazione volontaria della videocamera per spiare e registrare persone ignare costituisce una violazione della privacy. L’uomo è stato condannato a cinque mesi di carcere e a una multa.

Per te il messaggio è semplice: un dispositivo smart non autorizza automaticamente a controllare chiunque si trovi in un ambiente. Telecamere, robot domestici, app e sistemi con accesso remoto vanno configurati con attenzione. Devi sapere quando registrano, chi può accedervi e informare chiaramente le persone coinvolte. Anche se ritieni di avere una buona ragione, o pensi di raccogliere una prova utile, il fine non giustifica sempre il mezzo.

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